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08/09/2012
Tre viaggi nella memoria
«Se qualcuno compra i diritti di Proust e poi decide di non pubblicarlo più, io mi sento autorizzato a farne le copie e a diffonderlo». La morale di Piero Tortolina è ineccepibile. E riportata al mondo del cinema, ha significato salvare tante pellicole destinate al macero. L'ingegnere Tortolina, cinefilo padovano scomparso nel 2007, uno dei più grandi e influenti collezionisti italiani di film, rivive nel documentario di Marco Segato, L'uomo che amava il cinema. "Pirata" ante litteram, Tortolina comincia negli anni Settanta a comprare clandestinamente le pellicole che, dopo una breve circolazione nelle sale, erano destinate al macero. Cinema americano degli anni Trenta e Quaranta, soprattutto: classici del western, tra cui Ombre rosse di John Ford, musical con Ginger Rogers e Fred Astaire, film di Vincente Minnelli, Billy Wilder… «La storia di Pietro Tortolina è la storia del cinema, italiano e non solo, vista attraverso gli occhi di un cinéphile», afferma Segato. Di certo, è la storia dei cineclub italiani, che dalla sua collezione privata hanno attinto a piene mani per la loro programmazione.
 
La Storia, quella con la S maiuscola, riemerge invece dalle memorie di Vincenzo Rabito, altro personaggio straordinario cui è dedicato il doc Terramatta; di Costanza Quatriglio. Dopo una vita da analfabeta, Rabito, siciliano, ha inventato una lingua tutta sua e ha lasciato un'autobiografia di oltre mille pagine dattiloscritte, raccolte in quaderni legati con la corda. Un corpus che, pubblicato nel 2007, è diventato un caso editoriale. Le due guerre mondiali, l'esperienza coloniale in Africa, la miseria del dopoguerra, fino al boom economico degli anni Sessanta, sono raccontati da Rabito con l'immediatezza delle persone semplici: «Rabito entra nei grandi eventi collettivi con l'inchiostro sgrammaticato della sua macchina da scrivere», dice la regista, «insieme alla Storia, ci racconta la sua vita con la visione epica che hanno i cantastorie».
La storia di un grande impegno politico è invece raccontata in Non mi avete convinto di Vincenzo Vendemmiati, incentrato sulla figura di un altro uomo che ha attraversato il Novecento: Pietro Ingrao, esponente di spicco del vecchio Partito comunista italiano. «Ingrao è forse il più amato dei politici italiani del dopoguerra ma anche il meno potente», osserva Vendemmiati, «per la mia generazione ha rappresentato l'idea della politica come passione, la spinta utopistica alla ricerca costante di un mondo migliore». Ingrao, oggi 97enne, si racconta in prima persona in una lunga intervista. Un'approfondita ricerca d'archivio arricchisce il documentario con alcune registrazioni inedite. Tra queste, il discorso da presidente della Camera in occasione del quinto anniversario della strage di Piazza della Loggia a Brescia, maggio 1979: una vera lezione di storia.

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