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08/09/2012
A bracciate verso una vita migliore
La vita di provincia, con il suo grigiore, i piccoli rituali e la voglia di evasione di chi la abita, ha sempre qualcosa di struggente e di cinematograficamente accattivante. Lo abbiamo visto quest'anno in Acciaio di Stefano Mordini. Ce lo racconta un altro film della selezione delle Giornate degli Autori, proiettato in chiusura: Crawl del francese Hervé Lasgouttes. Una pellicola che evoca la realtà sommessa di una piccola cittadina della Bretagna attraverso una storia d'amore necessaria ma complicata. Un'opera prima che, grazie alle sue atmosfere e alla sua capacità narrativa, si è aggiudicata il Label Europa Cinemas come miglior film europeo dei Venice Days.
 
Il vuoto, lo smarrimento e la mancanza di obiettivi sono negli occhi del giovane protagonista, Martin (Swann Arlaud, quest'anno a Venezia anche in L'Homme qui rit). Orfano di madre, vive con il padre (Jean-Marie Fren), anziano e malato, e si arrangia tra piccoli lavori ed espedienti. Quando incrocia lo sguardo di Gween (Nina Meurisse) in un locale notturno, è subito amore. Lei lavora in uno stabilimento di lavorazione del pesce, ma quando stacca, indossa la muta e nuota in mare aperto inseguendo il suo sogno: diventare una nuotatrice professionista e andarsene in Messico. I progetti di Gwenn si scontrano con la realtà di una gravidanza inattesa. La sua vicenda si intreccia con quella di Corinne (Anne Marivin), sorella di Martin, che alla soglia dei quarant'anni scopre di essere incinta del suo terzo figlio. Sia Martin che il marito di Corinne, Jean (Gilles Cohen), non accolgono bene la notizia della loro imminente paternità.
 
Alla luce di questo, Crawl è anche un inno al coraggio delle donne: «Gli uomini non se la cavano molto bene nel mio film - ammette Lasgouttes -, la donna, soprattutto quando aspetta un figlio, sa esattamente in quale direzione andare. Il percorso dell'uomo è più fluido, caotico. Questo volevo: dei personaggi maschili un po' tragici». Uomini che si muovono all'interno di un tessuto sociale aspro: «La Bretagna è una regione forte e rude, di pescatori - continua il regista -, vi si trovano tante persone come Martin, tormentate, confuse. I bretoni bevono molto».
 
Epica, invece, la determinazione di Gwenn. Le scene più belle la vedono solcare il mare aperto ad ampie bracciate. La seguiamo da vicino, ascoltiamo il suo respiro; poi la vediamo da lontano, diventare un puntino nero in mezzo al blu. E ogni volta, immersa nell'elemento che per lei rappresenta il miraggio di una vita migliore, ci chiediamo se tornerà mai indietro.

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