05/09/2013

Venezia salva

Di cosa parla Serena Nono per bocca di Simone Weil quando si riferisce a Jaffier, il congiurato che tradisce, e a Renaud, il soldato che sogna di spezzare l'equilibrio perfetto di Venezia e di sottometterla? Parla di politica e di ideologia, parla di idee inverate nelle pietre di calli e campi, parla di sogni infranti e di una tragedia che era sul punto di compiersi in quel lontano 1618 e che resta oggi emblema della battaglia spietata tra forza e bellezza. Ma lo fa con tutti gli strumenti della rappresentazione e dello sguardo. Nel suo cinema c'è la grande pittura di storia (con il suo retaggio di valori allegorici che traducono il pensiero) proprio come c'è la teatralità classica e il suo straniamento moderno. Usa le scansioni della musica, dai costumi del teatro d'opera alle armonie di Luigi Nono e l'equilibrio compositivo del disegno (i suoi story board) che si traduce nella struttura dell'inquadratura e nelle dissonanze delle voci, degli accenti, delle parole. Sullo sfondo il potere, la forza, l'oppressione e la resistenza assurda di bellezza e armonia, della cultura. [Giorgio Gosetti]





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